Coronavirus: attenti ai virus informatici
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Purtroppo i criminalil informatici non si fermano di fronte a nulla!

Molte sono le segnalazioni di allegati pericolosi che possono danneggiare i computer o carpire informazioni personali.

Circolano false email, apparentemente provenienti da un centro medico e scritte in lingua giapponese che, con il pretesto di fornire falsi aggiornamenti sullo stato della diffusione del virus, invitavano ad aprire un allegato malevolo (un documento Microsoft Office) che contiene un pericoloso virus. Una volta installato, mira ad impossessarsi delle credenziali bancarie e dei dati personali della vittima.

In altre email vi è un allegato, di tipo “zip“, che contiene un temibilissimo virus di tipo RAT, chiamato “Pallax”. Questo pericoloso virus si installa rapidamente, consentendo agli hacker di assumere il pieno controllo del dispositivo attaccato, spiando i comportamenti della vittima, rubando dati sensibili e credenziali riservate, anche assumendo il controllo del computer attaccato in maniera assolutamente “invisibile”.

Gli hacker giocano anche sull’emotività delle persone. In alcune email si trova un allegato PDF, dal nome CoronaVirusSafetyMeasures_pdf, che contiene un virus di tipo RAT.

Da ultimo, gli esperti della Polizia Postale hanno intercettato una campagna di frodi informatiche veicolata attraverso l’inoltro di email a firma di una tale dottoressa Penelope Marchetti, presunta “esperta” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Italia. I falsi messaggi di posta elettronica, dal linguaggio professionale ed assolutamente credibile, invitavano le vittime ad aprire un allegato infetto, contenente presunte precauzioni per evitare l’infezione da Coronavirus. Il malware contenuto nel documento è della famiglia “Ostap” e viene nascosto in un archivio javascript. L’infezione mira a carpire i dati sensibili dell’ignaro utilizzatore del computer vittima per inoltrarli agli autori della frode informatica.

Facciamo molta attenzione, sempre, in particolar modo in questo periodo dove siamo sottoposti a stress e quindi maggiormente vulnerabili, anche nel mondo informatico.

 

(Fonte: Polizia Postale)

 

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